Intervista a Valeria Leuti
Intervista a Valeria Leuti, fondatrice di Tech4Fem, il primo network in Italia dedicato al FemTech, alla salute e al benessere delle donne, e Direttrice dell’Osservatorio FemTech, Ambasciatrice di Rome Future Week® e SaniDays®.

1. Puoi raccontarci qualcosa di te e del tuo percorso professionale?
Il mio percorso affonda le sue radici nella mia storia personale, nel mio corpo e in anni passati a chiedermi “cosa c’è che non va” senza ricevere una risposta. Convivo con l’endometriosi e altre patologie croniche e come moltissime donne ho sperimentato ritardi diagnostici, gaslighting medico, mancanza di ascolto e di risposte. Ma soprattutto mancanza di dati.
Grazie al confronto con altre donne ho scoperto che la mia storia personale aveva molto in comune con quella di milioni di altre donne nel mondo ed è diventata il motore di un cambiamento necessario: trasformare un vissuto individuale in consapevolezza collettiva.
Questa esperienza mi ha portata a sviluppare quella che definisco la mia “Fragility Superpower”: la capacità di trasformare un vissuto di fragilità in un motore di cambiamento sistemico.
Ho capito che solo attraverso la tecnologia e i dati possiamo reclamare visibilità per metà della popolazione mondiale, portando l’innovazione dove la medicina tradizionale è rimasta indietro.Mi occupo da più di 15 anni di digitale, innovazione e gestione di progetti complessi.
Nel 2023 ho sentito il bisogno di fare un passo in più, di usare le mie competenze per creare uno spazio di informazione libero e sicuro. Così è nato La Pelvifera, un progetto di divulgazione su Instagram dedicato alla salute pelvica e all’endometriosi. È stato il mio primo gesto concreto di attivismo: rompere il silenzio e raccontare tutto ciò che spesso non viene detto alle donne.Nel 2024, come ambassador della Rome Future Week, ho deciso di portare per la prima volta il tema del FemTech (l’innovazione tecnologica applicata alla salute delle donne) dentro una manifestazione dedicata al futuro. L’evento è stato un successo straordinario: un pubblico trasversale, voglia di confronto, professioniste da tutta Italia che finalmente trovavano uno spazio dove riconoscersi.
È stato lì che ho capito una cosa importantissima: non eravamo poche. Eravamo isolate, senza un punto di convergenza.
Da quel bisogno comune è nata Tech4Fem, un’associazione di promozione sociale che oggi unisce startup, professioniste sanitarie, ricercatrici, investitrici, attivistə e persone che credono nell’innovazione come leva di giustizia sociale.
In meno di un anno abbiamo:
- costruito una community nazionale attiva e partecipata;
- fondato l’Osservatorio FemTech, la prima mappatura italiana del settore;
- lanciato il FemTech Exchange Program, con scambi internazionali e partnership globali.
Oggi lavoro come Health Innovation Program Manager e FemTech Specialist, aiutando aziende, istituzioni e startup a integrare tecnologie, dati e medicina di genere nei propri progetti.
Il mio approccio è rigorosamente scientifico e basato sui dati: allineo gli stakeholder, progetto programmi scalabili e traduco visioni ambiziose in esecuzioni strutturate. Alla base di tutto c’è una convinzione semplice e radicale: la salute delle donne è un tema politico, economico e sociale. E solo partendo da questa consapevolezza possiamo generare un cambiamento sistemico.
2. Quando è nato il tuo interesse per la Female Technology?
Il mio interesse è nato quando ho capito che ciò che non si misura non esiste. E che per decenni la salute delle donne è stata fuori dai dati, fuori dai trial clinici, fuori dagli investimenti. Non per caso, ma per bias sistemici profondi.
A livello globale il FemTech è in piena crescita, destinato a superare i 112 miliardi di dollari entro il 2030, ma il passo è ancora molto lento rispetto alle potenzialità.
L’Italia inoltre non compare nelle statistiche internazionali. È stato proprio osservando questa distanza che ho capito che serviva creare consapevolezza, cultura e infrastrutture. Non basta “fare innovazione”: bisogna nominare il divario, misurarlo, raccontarlo.
Per me il FemTech è una infrastruttura sociale, prima ancora che un settore economico. Una volta ricnosciuto il Women’s Health Gap, non puoi più ignorarlo. E da lì inizia tutto.
3. Tech4Fem: come nasce l’idea e cosa rappresenta per te?
L’idea di Tech4Fem nasce per creare un hub di sistema capace di connettere startup, ricercatori, istituzioni e pazienti in un ecosistema collaborativo sulla salute femminile. Prima non esisteva nulla di simile.
Per me l’associazione rappresenta un’infrastruttura sociale necessaria per accelerare l’innovazione e colmare il gender data gap. Ed è una risposta concreta a un bisogno enorme: in Italia, come nel mondo, sono le donne che stanno provando a curare le donne. Ci muoviamo seguendo il framework strategico ADVANCE (Action, Data, Visibility, Advocacy, Nurture, Collaboration, Empowerment), che guida ogni nostra attività.
Tech4Fem non è solo un network: è una piattaforma trasformativa basata sul mantra “collaborare invece di competere”, perché crediamo che la vera rivoluzione nella salute delle donne possa avvenire solo attraverso la condivisione di competenze e una visione internazionale.
Oggi Tech4Fem è un ecosistema che:
- connette competenze diverse,
- genera dati e conoscenza,
- dà visibilità alle realtà FemTech,
- supporta lo sviluppo culturale e imprenditoriale del settore.
4. Il primo report dell’Osservatorio FemTech Italia 2025 ha riscosso molto successo. Sei soddisfatta del lavoro e dell’interesse che si è generato intorno al documento?
Sono estremamente soddisfatta perché abbiamo dimostrato che “solo ciò che misuriamo esiste”. Attraverso il primo Osservatorio FemTech permanente in Italia, supportato scientificamente dal Minerva Lab de La Sapienza, abbiamo fornito una fotografia reale di un settore che prima era invisibile nei report globali.
Il fatto che il report abbia superato i 400 download in tutto il mondo dimostra l’enorme interesse per capire davvero cos’è il FemTech e chi sta innovando in questo settore. Inoltre, abbiamo dimostrato (misurando) che l’Italia ha un ecosistema vibrante, composto da ben 92 realtà attive: un ecosistema giovane ma già significativo.
Abbiamo analizzato:
- modelli di business,
- accesso ai capitali,
- fasi di sviluppo,
- segmenti coperti,
- barriere culturali e istituzionali.
I dati 2025 raccontano una storia potente:
- il 79% delle realtà ha almeno una founder donna;
- il 64% si autofinanzia;
- solo il 13% ha raccolto più di un milione;
- il 50% fattura meno di 50.000 euro.
Sono numeri che mostrano fragilità, certo, ma anche un’energia straordinaria. Siamo riuscite a dare voce a founder che, nonostante le difficoltà di fundraising, stanno portando soluzioni concrete sul mercato.
E questo, per me, è il vero successo: aver reso visibile ciò che prima era sparso e silente.
Il report ha acceso conversazioni nuove con aziende, investitori e istituzioni. È un primo passo fondamentale per orientare gli investimenti e le politiche sanitarie basandosi su dati certi.

Tech4Fem Advance – 7 maggio 2025
5. Pensi che i social network possano contribuire a creare una cultura in questo ambito?
I social network sono strumenti di awareness molto potenti, portano informazione dove spesso non arrivano né scuole né media tradizionali. Ma c’è un problema serio: il 92% delle startup FemTech segnala difficoltà nella comunicazione online a causa di bias culturali e policy restrittive su temi come mestruazioni, sessualità, fertilità. Quando la comunicazione è limitata, anche l’accesso alla salute lo è.
Per questo serve:
- dialogo con le piattaforme,
- alfabetizzazione scientifica,
- una cultura che non censuri il corpo femminile.
Questo “filtro sistemico” limita l’accesso a informazioni vitali per le donne e danneggia economicamente le imprese che operano in questo settore. Come Tech4Fem, lavoriamo per denunciare questa censura e promuovere una comunicazione strategica che normalizzi la narrazione della salute femminile senza stigma.
6. Secondo te, quanto e come la tecnologia può colmare il gender gap ancora esistente e migliorare la qualità di vita lavorativa delle donne?
La tecnologia è la chiave per trasformare la salute femminile in un driver di crescita economica. Colmare il Women’s Health Gap potrebbe generare un impatto globale di 1 trilione di dollari l’anno entro il 2040, secondo il World Economic Forum.
In ambito lavorativo, il Workplace FemTech offre soluzioni di welfare aziendale fondamentali per la retention dei talenti femminili. Fornire supporto durante fasi come la maternità, la menopausa o per gestire patologie croniche significa ridurre l’assenteismo e migliorare la produttività.
Investire nel benessere delle dipendenti non è una “charity”, ma una scelta strategica che rende le aziende più eque, innovative e competitive.
La verità è che salute e lavoro non sono mondi separati, per questo siamo convinte che l’integrazione tra FemTech e aziende sarà sempre più necessario, diventando un volano di crescita per le aziende e di miglioramento della qualità di vita per tutte e tutti.
7. Aziende FemTech da tenere d’occhio nel 2026?
Più che singole aziende, guarderei ai segmenti che secondo noi cresceranno più velocemente:
- Salute ormonale (la vera sfida del futuro è il monitoraggio ormonale continuo)
- Fertilità
- Salute mentale
- Menopausa
- Violenza di genere e benessere economico-finanziario
Il 2026 sarà un anno entusiasmante per scoprire le eccellenze italiane attraverso i primi Tech4Fem Awards, che premieranno l’innovazione basata sui dati e l’impatto sociale.
8. Il 2026 è iniziato da pochi mesi. Quali sono i buoni propositi per il futuro?
Per il 2026 ci impegneremo per:
- Continuare a portare dati: senza misurazione non c’è innovazione né politica efficace.
- Spingere per investimenti più equi: solo il 9% dei VC in Italia è donna; questo influenza direttamente ciò che viene finanziato.
- Rafforzare Tech4Fem come infrastruttura nazionale
Il nostro obiettivo principale è far sì che l’Italia diventi un punto di riferimento internazionale per il settore.
Ad aprile abbiamo lanciato la nuova indagine dell’Osservatorio FemTech, quest’anno con una novità importante: apertura a startup di altri Paesi per analizzare il fenomeno con una prospettiva globale.
Il culmine sarà a novembre 2026 con il Women’s Health Innovation Forum a Roma, un evento corale che riunirà l’intero ecosistema.
Vogliamo continuare a costruire una lente d’ingrandimento sul settore per garantire che l’innovazione nella salute delle donne sia una priorità globale irreversibile.

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